16 Dicembre 2008

E' giunto il tempo di un primo bilancio dell'attività dell'amministrazione comunale: l'apprendistato è ormai al termine, e già si possono trarre orientamenti sulle capacità e sulle inclinazioni dei nuovi amministratori.

La prima parola che viene in mente, anche per un esponente dell'opposizione, è questa: DELUSIONE!

Schiacciati da un'eredità pesante, fatta sì di un bilancio difficile da gestire, ma anche di un periodo di realizzazioni importanti, gli amministratori del centrodestra sembrano paralizzati dalle loro responsabilità, timorosi di assumere una qualsiasi iniziativa, privi di un qualsiasi disegno per la città.

Si naviga a vista, e non si esce dal piccolo cabotaggio.

Le uniche attività visibili si sono limitate al completamento dei lavori già appaltati dalla prevedente giunta, peraltro senza apprezzabili accelerazioni nello svolgimento dei lavori.

Le tanto conclamate consulenze "gratuite" pare non siano in grado di modificare questo stato di cose: sul bilancio si taglia su tutto e non si sceglie, sulle alienazioni si dividono, sulla crisi economica si tace perché non si sa che pesci prendere, sul piano della sosta, dopo la sbandierata abolizione sostenuta in campagna elettorale, si decide un provvedimento che è da subito risultato più oneroso per le tasche dei residenti dell'area centrale...

Prevale invece, nella logica del piccolo cabotaggio, l'attenzione ai personalismi e la disinvolta interpretazione del concetto di pubblica utilità.

Così spuntano gli amici dell'assessore che redigono progetti grafici a prezzi vantaggiosi, amici di qualche consigliere interessati a regalare faraoniche coperture di teatri all'aperto o della Cittadella, fatto salvo il diritto di gestire gli spazi così ricavati, senza che nessuno pensi di informarli che nella pubblica amministrazione vale la regola del concorso pubblico.

Spuntano le tensioni in merito alla alienazione del mercato ittico, anche di quella parte già attribuita, con gara pubblica, alla Perini; tornano in ballo destinazioni diverse da quelle vigenti, più legate al rimessaggio e appetite da altri soggetti non interessati ad investire in nuove produzioni.

Sul piano dell'attività politica le cose non migliorano.

Le incaute iniziative dei presidenti della Viareggio Versilia Congressi e della Fondazione Carnevale, casi notevolmente diversi sotto il profilo politico, hanno dimostrato l'impreparazione del sindaco e della giunta nell'affrontare le situazioni: silenzi imbarazzati, reiterate dichiarazioni sulla volontà di esaminare gli atti, rinvii di questioni politiche e amministrative all'esito di paventate azioni giudiziarie, affanno nell'affrontare il dibattito in consiglio comunale, testimoniano che a decidere non è il sindaco, che pure dovrebbe avere, per il mandato ricevuto, la prima e l'ultima parola su tutti gli argomenti, non fosse altro perché si tratta di persone da lui scelte e che a lui rispondono. E su questi comportamenti comunque il giudizio dei cittadini è netto.

C'è per ultima l'incredibile vicenda del protocollo per la sicurezza:

qualsiasi difesa del vicesindaco non può eludere il fatto reale, e cioè che a Viareggio si è VOLUTO approvare un protocollo diverso da quello sottoscritto dalla provincia e dalle parti sociali, privo di due decisivi passaggi sul controllo delle condizioni di sicurezza nei cantieri.

Siamo profondamente preoccupati per questa situazione: Viareggio è la città di tutti e il PD è un partito che ha intenzione a svolgere una opposizione costruttiva e non sterilmente critica.

La condizione perché questo sia praticabile non dipende da noi.

Non si debbono certo confondere i ruoli di maggioranza e opposizione: ma il contributo dell'opposizione può essere cercato o respinto, reso possibile riassegnando il ruolo previsto dallo statuto comunale a Consiglio e Commissioni, dove sia possibile discutere di proposte e non di diktat.

Condizione necessaria è però il ristabilirsi di comportamenti improntati a correttezza e trasparenza che spazzino via il clima deteriorato con la vicenda del protocollo sulla sicurezza.

Su cinque argomenti chiediamo al sindaco di stabile le condizioni per una reale condivisione degli obiettivi e delle prospettive per la città:

  1. il bilancio comunale e il programma delle alienazioni;

  2. la riduzione dei costi della politica attraverso il riordino della pletora delle società partecipate improntato a utilità, efficienza e trasparenza;

  3. la revisione del regolamento urbanistico;

  4. l'attuazione del piano regolatore portuale, anche come risposta alla crisi economica;

  5. le misure urgenti per il rilancio del turismo e del commercio a partire dal 2009, per attenuare l'impatto della crisi economica anche in questo settore.

Mi rendo conto che l'obiettivo non è facile, e che questa iniziativa può essere fraintesa.

Ma è l'unica possibile per consentire a Viareggio di affrontare con la compattezza di tutte le forze politiche momenti difficili per i quali non è pronosticabile un termine a breve scadenza.