ASSEMBLEA COMUNALE 6 MAGGIO 2008

 

Consentitemi di iniziare questa relazione con la notizia che ieri Chiara Romanini si è laureata in legge con 110 e lode, coronando così il suo percorso accademico nonostante la sua impegnativa campagna elettorale.

Voglio, con lei, ringraziare tutti coloro che si sono dedicati alla campagna elettorale, dai candidati consiglieri comunali ai segretari delle sezioni e a tutti coloro che hanno dato il loro contribuito di tempo, di idee, di fantasia, al nostro lavoro.

Permettetemi di ricordare tra gli altri l’impegno particolare di Tenna Liberatore e Maria Lenci, che hanno sostenuto quasi tutta la parte organizzativa della campagna di Andrea, Stefano Nari e Battista Ceragioli per la perfetta organizzazione degli eventi, Sauro Bianchini, che ha lavorato anche di notte per predisporre il materiale elettorale, Alessandro Caprili, che ha svolto efficacemente il ruolo importantissimo e delicato di sovrintendere alla ricerca dei contributi e alla tempestiva consegna del bilancio della campagna elettorale, e ovviamente Andrea Palestini, per l’impegno straordinario che ha sostenuto.

Il risultato elettorale di Viareggio è stato tuttavia deludente, e spetta a noi stasera comprenderne il perché.

Vorrei iniziare con il dato dell’affluenza nelle regioni italiane: la Toscana, che nel 2006 aveva avuto una partecipazione al voto del 87,45 % si ferma a 83,71 %, e diviene da seconda, dietro l’Emilia Romagna, la sesta, superata anche da Veneto, Lombardia, Trentino Alto Adige e Umbria, in ordine.

La Provincia di Lucca, che aveva avuto un’affluenza del 84,17 % nel 2006 si ferma al 79,92 % nel 2008.

Sono esempi del dato, già evidenziato a livello nazionale, della minore affluenza al voto dell’elettorato di sinistra, che, insieme al “voto utile”, ha determinato addirittura la scomparsa della Sinistra Arcobaleno dal Parlamento italiano.

C’è stata in Italia la cosiddetta “ventata di destra”, che ha punito oltre misura il percorso tentennante del governo Prodi, caratterizzato da una troppo ridotta maggioranza al Senato, da una litigiosità troppo manifesta (basti ricordare la partecipazione di ministri alle manifestazioni contro il Governo), dalle mancate decisioni su temi indispensabili, primi tra tutti la legge sul conflitto di interessi e la modifica del regime del precariato, alle controverse decisioni prese sulla giustizia, l’indulto, per esempio, e sul piano fiscale, dove la corretta necessità di contenere il deficit di bilancio ha portato poi alla scoperta di un “tesoretto”, poi di un altro, e un altro ancora, mentre migliaia di famiglie non erano in grado di arrivare a fine mese.

Certo: è mancato il tempo per un’equa redistribuzione delle risorse così ricavate; ma questo ha portato gran parte dell’elettorato di sinistra a disertare le urne per punire chi li ha delusi e non ha rispettato le loro attese.

Il PD a livello nazionale ottiene un risultato importante, a danno però della Sinistra Arcobaleno: non c’è stato il desiderato sfondamento al centro, e questo ha limitato ulteriormente la nostra possibilità di ottenere il risultato sperato.

Otteniamo un risultato importante anche a Viareggio, con oltre il 35 % sia al Senato che alla Camera, ma anche da noi la Sinistra Arcobaleno diventa un terzo dei voti che aveva nelle precedenti elezioni.

Il primo dato significativo è quindi questo: nel 2006 lo schieramento delle forze politiche del centrosinistra raggiungeva il 53 % contro il 47 % del centrodestra; nel 2008 si capovolgono i rapporti con il 52 % a favore del centrodestra contro il 48 % del centrosinistra.

Si è detto, in questi giorni, di mutamento sociale a Viareggio. E’ un dato reale, se riferito ad una decina di anni fa, ed io lo coniugo con l’aumento evidente del lavoro precario, con la conseguente difficoltà dei giovani a crearsi una famiglia, con l’enorme diffusione delle notizie, delle informazioni e delle opinioni tramite internet, con la fragilità della nostra tradizione turistica e la conseguente contrazione dei flussi economici legati al commercio, e infine all’emergere deflagrante della percezione di insicurezza, piuttosto che con l’importanza dei flussi migratori, interni o esterni.

Ma questi mutamenti non sono avvenuti nel giro degli ultimi due anni.

Subiamo quindi anche a Viareggio la tendenza nazionale che ha ritenuto di ridurre complessivamente la fiducia nei confronti delle forze politiche del centrosinistra, anche se si riconosce a Veltroni di rappresentare una novità nel panorama politico italiano, al PD il ruolo di partito nuovo, accreditandolo dell’aspettativa di contenuti più attuali e adeguati alle sfide imposte da una società che cambia.

A Viareggio il dato del PD alle comunali subisce il netto calo del 10 %: perdiamo 5.551 voti, probabilmente restituendone 1628 alla Sinistra Arcobaleno, elettori che alla Camera quasi certamente avevano votato per noi in virtù del voto utile, probabilmente assegnandone 815 a Laboratorio e disperdendo il resto avvantaggiando tutte le liste civiche non chiaramente schierate con Lunardini, e quindi Vivere Viareggio, per Torre del Lago, per una Nuova Viareggio, Viareggio nel Cuore. Nella coalizione, ad un aumento del PS do poco più di 500 voti, fa da contrappunto la perdita secca di oltre 900 voti da parte dell'IdV.

Un calo simile lo subisce anche Lunardini, oltre 4.600 voti, che in parte però confluiscono nelle liste di appoggio, MCL in testa, che recupera 820 voti, risultato eclatante per un movimento sconosciuto fino a tre mesi fa e che ha fatto del piano della sosta il suo unico argomento.

Devo dire subito che il dato del voto del sindaco e quello delle liste non sono omogenei: i candidati a sindaco percepiscono complessivamente oltre 6.000 voti in più delle liste con il voto secco, non attribuibile ai partiti nel caso di coalizione. Ne discende che le percentuali sono calcolate su totali diversi tra loro e vanno interpretate.

La nostra lista si è comportata bene: i nostri candidati prendono quasi il 50 % di preferenze sui voti di lista, e fino alla 22° restano sopra la soglia dei 100 voti personali. Nel 2003 erano stati solo 7 a superare le 100 preferenze.

Questo dato origina il fatto che Andrea, pur prendendo oltre 1.000 voti personali più della coalizione, ottiene una percentuale sui voti complessivi dei candidati a sindaco inferiore alla somma delle percentuali delle liste che lo sostenevano; come potete vedere dalle tabelle, il PdL e la Sinistra Arcobaleno raggiungono percentuali di preferenza sui voti di lista pari al 39% e al 35% rispettivamente.

Perdiamo ovunque, anche in Darsena dove il calo è minore, ma in modo eclatante al Varignano e a Torre del Lago; qui perdiamo circa 100 voti a seggio, a favore delle liste civiche.

Il dato negativo assume proporzioni clamorose al ballottaggio: al Varignano e a Torre del Lago prendiamo meno voti, anche dopo l'alleanza con la Sinistra Arcobaleno, di quanti ne avevamo presi con la coalizione al primo turno.

Certo, il dato del ballottaggio dimostra che non si è creduto nella possibilità di un recupero, e l'illusione dovuta al calo dell'aflluenza è scomparsa dopo i risultati dei primi tre seggi.

Non ha votato una parte consistente della Sinistra Arcobaleno, e nemmeno del nostro partito.

Invece la destra ha portato a Lunardini più voti di quanti ne abbia mai presi un candidato a sindaco da quando c'è il meccanismo dell'elezione diretta.

Stasera cominciamo ad interrogarci sulle cause. Io vi sottopongo alcune riflessioni.

Si è parlato della campagna elettorale. E' stata strana, per tutti i candidati giocata più sulla miriade di incontri con i cittadini che capace di portare alla luce progetti concreti di città.

Lunardini ha usato la sicurezza e il piano della sosta come elementi portanti, declinando sul generico ogni altro contenuto.

Anche Caprili, che ha presentato un programma nei primi giorni del suo impegno, a continuato la campagna elettorale senza più darne rilievo.

Il mio rammarico è che noi potevamo fare di più per presentare alla città un progetto nuovo, capace forse di non raccogliere i consensi di tutti, ma che avrebbe certamente contribuito a mettere in evidenza l'altrui genericità.

Non mi riferisco alle grandi opere: Viareggio e Torre del Lago ne hanno certamente bisogno, ma a puntualizzare meglio, come abbiamo fatto durante il ballottaggio, una serie di proposte e di iniziative.

Si è parlato di divisioni nel partito.

Attribuire solo a queste la sconfitta a Viareggio è approssimativo e mistificatorio.

Certo, ci sono state. E probabilmente ci sono ancora. Il prolungarsi delle nostre procedure prima per la composizione degli organismi locali, poi per la selezione del candidato a sindaco, fino a 34 giorni dal voto, hanno contribuito ad alimentare l'incertezza del nostro elettorato.

C'è chi ha detto che dopo le nostre primarie una parte del nostro partito non avrebbe votato il candidato prescelto, e c'è anche chi l'ha sperato, e non è tra di noi.

Ma noi abbiamo disperso più di 5.000 voti dalla Camera al Comune, non i  2.000 voti presi da Fabrizio alle primarie, e quindi la causa non può essere questa, e comunque non è quella decisiva.

C'è il tema del rapporto con le forze politiche del centrosinistra. Dopo i tentativi di recuperare l'Unione, la decisione di Veltroni di correre da soli, esemplare a livello nazionale, ha raffreddato i rapporti locali un po' in tutta l'Italia.

Si è aggiunto il percorso, lungo e a volte tortuoso, che abbiamo dovuto compiere come partito, che ha dato luogo a frizioni per l'indicazione di un eventuale candidato comune.

Ciò nonostante si è lavorato per produrre una base programmatica comune, e su questo tema si è raggiunto un livello adeguato di confronto.

La scelta di Caprili di candidarsi ha interrotto questo lavoro: certo non c'erano le condizioni, nel nostro partito, ma ritengo anche in città, di accettare la sua candidatura come quella capace di tenere unite le forze del centrosinistra. Ricordate, noi dovevamo ancora scegliere il nostro candidato con le primarie, nonostante Andrea fosse già stato votato dalla assemblea comunale, e che avesse dato la sua personale disponibilità a farsi da parte se si fosse individuato un comune candidato gradito a tutti.

Ma le nostre regole imponevano una maggioranza del 70 % in assemblea comunale per derogare dall'esercizio delle primarie come modalità di scelta del candidato, e la  Sinistra Arcobaleno non ha avuto intenzione di ricorrervi.

Il centrosinistra si è presentato quindi diviso, elemento che non ha aiutato a far comprendere il lavoro che era stato svolto, e la Sinistra Arcobaleno ha affermato in campagna elettorale che rinnovamento nel PD non c'era stato, che eravamo una continuità della giunta e che la presenza in lista di vecchi assessori e consiglieri ne era la dimostrazione. Come avrebbero fatto a chiedere i nostri voti se al ballottaggio, come speravano, fosse arrivato Milziade?

Anche per questo al ballottaggio buona parte della  Sinistra Arcobaleno non ha partecipato al voto.

Nonostante tutto abbiamo fatto l'apparentamento, e rilevato l'impegno corretto e attivo di Caprili e dell'intero loro gruppo dirigente, che però non ha portato i risultati sperati.

Voglio dare atto anche alla correttezza di Cristina Boncompagni e di Laboratorio, che hanno sostenuto lealmente Andrea anche senza l'apparentamento.

Ho allegato ai dati elettorali due articoli, uno del Tirreno, l'altro di Libero, commenti esterni al nostro partito, che danno voce all'espressione del malcontento e del malessere diffusi in città. Al di là dei toni diversi, i contenuti sono simili.

E i segnali erano stati largamente presenti anche nei mesi scorsi, ben visibili e di facile interpretazione.

E' mancata la convinzione che la partecipazione e il consenso dovessero essere i primi obiettivi delle iniziative di una buona amministrazione. E' mancata la percezione che un atto amministrativo può comportare un costo per i cittadini, sia che riguardi lo smaltimento dei rifiuti che il piano della sosta.

E se questi temi sono invece stati presenti, allora è veramente mancata un'azione di comunicazione capace di far capire l'inevitabilità di certe scelte.

Guardate, sostengo questi argomenti nel tentativo di rappresentare un dato che ritengo reale, e che, se non compreso veramente, può indurci a sbagliare nuovamente.

L'azione che io, Andrea e chi ci ha sostenuto in questi mesi abbiamo tentato non può essere ricondotta ad una mera conquista di posizioni. E' stata, ed è, legata alla convinzione che il malessere, il malcontento e la protesta contro un modo di governare, non contro le cose realizzate, avrebbe potuto produrre, come purtroppo a prodotto, una contestazione che ha punito non solo il PD ma anche tutto il centrosinistra.

Sostenere, come è stato fatto, che Viareggio “è una città infantile e bizzosa che va governata” è un segnale di profonda incomprensione di quanto stava avvenendo in città; deridere allo stesso modo l'azione di comitati e di associazioni come Italia Nostra è incomprensibile e sbagliato, in entrambi i casi, ma imperdonabile nel secondo, rivolto nei confronti di una associazione che ha una storia lunga e limpida alle spalle, che esclude ogni dietrologia.

Sosteniamo che la politica è lontana dai cittadini, ma che i cittadini non vogliono stare lontani dalla politica, e per questo abbiamo voluto creare un partito nuovo, capace di stare con i cittadini; di più, di chiamarli a decidere con noi i nostri programmi nei Forum e attribuendo loro poteri di scelta con le primarie perfino nella composizione dei nostri stessi organismi dirigenti: questo spirito, questi contenuti non li ho visti nell'esercizio del governo della città.

Voglio dare atto a Valter Ghiselli, che aveva avvertito questa situazione, di aver tentato in ogni modo di perseguire la strada di una soluzione non conflittuale, e di avere indicato nel recupero del rapporto con i cittadini, nel decoro della città, nel rinnovato rapporto con i partiti dell'Unione, nella discontinuità, come l'ha chiamata lui, gli elementi che avrebbero potuto consentirci uno svolgimento ben diverso delle nostre vicende, interne e no, degli ultimi mesi. Purtroppo non è stato ascoltato.

Un voto di protesta, dunque, anche se chi l'ha dato in qualche misura ora se ne pente.

Se ne avverte la sensazione sui blog, per strada, nei colloqui con chi ce lo viene a dire.

Abbiamo quindi il compito, ci viene chiesto, di rappresentare i bisogni e le istanze di gran parte dei cittadini di Viareggio e di Torre del Lago, di essere una forza capace di recuperare il rapporto pieno con i cittadini.

Dobbiamo farlo, dall'opposizione, a partire da subito.

A partire dai ruoli che svolgiamo nelle diverse società ed enti. Ieri ho chiamato i nostri rappresentanti per un esame comune delle diverse situazioni.

L'incarico ricevuto è personale, ma ritenevo utile uno scambio di opinioni sul comportamento da tenere.

Devo dire con soddisfazione che l'opinione espressa da tutti coloro che hanno partecipato è stata quella di manifestare la piena disponibilità a rimettere il mandato nelle mani del sindaco, a non stare un giorno di troppo nel ruolo che ricoprono, anche se vi sono situazioni diverse tra l'appartenere ad un consiglio di amministrazione di una SpA e fare parte, per esempio, di un Consiglio di indirizzo di una Fondazione.

Nei CdA ci sono responsabilità civili, e quindi c'è bisogno di un passaggio formale che garantisca a chi esce di non avere responsabilità nei risultati della gestione del restante periodo dell'anno, per esempio, e quindi un verbale di consegna o meglio un bilancio di periodo, che metta in evidenza i risultati conseguiti anche risanando situazioni preoccupanti dovute alle gestioni precedenti all'impegno dei nostri rappresentanti.

Da discutere con il sindaco, non rispondendo ad un articolo di giornale.

A partire anche dal chiarire che le oltre 100 delibere attribuite a Marco Marcucci nel mese di aprile sono attuative di previsioni di bilancio, bilancio che è stato approvato solo a fine marzo e che doveva essere trasformato in atti amministrativi conseguenti.

Vedete, anche se ho espresso, in questi mesi, da qualche hanno per chi ha fatto vita politica nei DS, dissensi e opinioni diverse, non rinuncio a riconoscere che chi ha governato Viareggio finora lo abbia fatto con impegno e dedizione.

Il rinnovamento richiesto, la discontinuità di Ghiselli, non sono altro che il risultato di una analisi politica, anche se non è stata condivisa da tutti.

Non si tratta di escludere né di fare a meno di qualcuno, bensì di trovare per tutti le motivazioni e i ruoli più opportuni, in questa fase politica, perchè si possa lavorare per la crescita del nostro partito

In questi mesi però abbiamo saputo produrre risultati importanti: il nostro partito ha un numero di soci fondatori che è il triplo dei vecchi iscritti ai DS e alla Margherita; i Forum hanno rappresentato un formidabile punto di incontro di esperienze e di idee diverse; i nostri organismi dirigenti sono costituiti in maggioranza da persone che fino a sei mesi fa non conducevano vita politica attiva; abbiamo avuto 3.400 elettori alle primarie per il segretario nazionale, 2.000 per l'elezione dell'assemblea comunale, quasi 6.000 alle primarie per il candidato sindaco.

E' vero, di questi ultimi non tutti sono stati nostri elettori: ma i nostri candidati al consiglio comunale che hanno partecipato alle primarie hanno raccolto più di 5.200 preferenze, e questi sono stati sicuramente nostri voti!

La stessa presenza all'assemblea di stasera non  è certo sintomo di disarmo, ma di voglia di capire e di contare.

Se posso trarre una conclusione da questi dati mi sembra che abbia ragione Piero Fassino, quando affermava che l'elettorato si divide in due sfere: c'è quella di chi segue la vita politica, si informa dai giornali e dalle televisioni, e partecipa, anche se non con continuità, alle iniziative; questa sfera è quella che abbiamo saputo conquistare, che rappresenta anche a Viareggio il nostro futuro più prossimo.

C'è poi la sfera di chi non segue la politica, che sceglie come votare gli ultimi giorni, che decide sulla base di sensazioni e non di informazioni, ed è quella che non abbiamo potuto raggiungere.

In parte il risultato elettorale si spiega anche così: così, come a livello nazionale, l'anticipo della tornata elettorale non ci ha consentito di far sedimentare l'esperienza nuova del PD, di trasformare l'entusiasmo e la convinzione di tutti coloro che si sono impegnati attivamente nella vita del nuovo partito nel migliore strumento di cui possiamo disporre, i volti nuovi, i protagonisti di una nuova stagione politica.

Ripartiamo dal nostro patrimonio costruito in questi sei mesi: pensateci, è enorme.

Queste continue prove elettorali hanno messi in evidenza che ci sono, nel nostro partito, tradizioni e stili diversi, ma anche una ricchezza di relazioni poco tempo fa impensabili.

Non riesco più a vedere la differenza di provenienza: l'impegno, la generosità, l'altruismo delle numerosissime persone che hanno voluto dare il loro contributo sono l'esempio più evidente che abbiamo cominciato bene, e che su questa strada dobbiamo saper proseguire.

Il partito: dobbiamo puntare con forza al rinnovamento, anche a quello generazionale. E' necessario dare spazio alle persone nuove, a farne le bandiere del nostro impegno ad un profondo rinnovamento dei metodi della politica.

I Forum devono essere riaperti al più presto, e riprendere il lavoro già svolto per rappresentare insieme un punto di ascolto e di elaborazione di idee e di proposte.

Le competenze: debbono essere utilizzate e condivise le esperienze maturate in questi anni per consentire la crescita di chi da poco tempo si è avvicinato al partito, non per formarlo, non ce n'è bisogno, ma per informarlo, perché si conoscano le situazioni.

Dobbiamo dare vita ad una Festa, vedremo come si chiamerà, che testimoni la vitalità del nostro partito e divenga punto di riferimento per tutti quelli che non sempre partecipano.

Il gruppo consiliare potrà contare sull'esperienza e sulle novità: dovrà divenire strumento capace di rapportarsi ai bisogni dei cittadini, in stretto rapporto con i Forum, una sorta di governo ombra in grado di incalzare la nuova giunta.

Il segretario: nei giorni scorsi ho dichiarato che avrei rimesso alla assemblea comunale del partito il mio mandato. Non era, tengo a precisarlo, una dichiarazione di disimpegno o di abbandono, ma una naturale disponibilità a prendere atto degli orientamenti dell'organismo che mi ha eletto.

In questi giorni ho ricevuto numerose telefonate e richieste di non dare le dimissioni, ed ho potuto spiegare che di dimissioni non si tratta, ma di rispetto di un organismo superiore.

Mi è stato ancora sollecitato di esprimere con chiarezza il mio pensiero, che è lo stesso che ho detto appena eletto a questo compito: è mia intenzione lasciare con il congresso, lavorare per un partito nuovo, rinnovato negli organismi dirigenti che dia largo spazio ai giovani e alle donne.

Sono convinto che in un partito simile quando avrò voglia di portare il mio contributo troverò senz'altro un luogo dove poterlo fare.

E, credetemi, ne avrò voglia ancora per molto tempo.

 

Giovanni Giannerini